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Cos’è l’ipertrofia delle piccole labbra: cause e rimedi naturali

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Alcune donne sono affette da quella che è nota come ipertrofia vaginale. Essa è definibile come una malformazione delle piccole labbra, che appaiono di dimensioni maggiori del normale. Una problematica che può essere risolta con un intervento chirurgico, anche se in effetti non è fastidiosa e sicuramente molto più diffusa di quello che si possa pensare. Non di rado le donne decidono di intervenire per via di un disagio psicologico che tale problema provoca.

In altri casi invece, si è soggetti ad irritazioni croniche, infezioni batteriche e micosi che rendono l’intervento indispensabile.

Cos’è l’ipertrofia delle piccole labbra

Come accennato in apertura l’ipertrofia delle piccole labbra è molto più comune di quello che si possa pensare. Essa affligge una percentuale di donne molto elevata, sembra infatti che sia un problema presente in ben 1 donna su 3. 

Le pieghe della carne che chiudono la vagina si presentano particolarmente sviluppate e non di rado sono anche asimmetriche l’una con l’altra. Occorre chiarire che non esiste una vulva uguale all’altra e che quindi questa differenza può anche essere considerata normale, ma in alcuni casi, per le donne si rivela molto difficile da accettare.

In effetti nella maggior parte dei casi questa condizione non è fastidiosa anche se ci sono casi in cui viene considerata patologica e cioè quando una lunghezza rispetto al bordo della vagina supera i 2,5 cm. Una condizione questa che può essere causa di irritazioni croniche, infezioni e micosi, con una serie di fastidi a livello fisico non di poco conto.

Senza considerare che non sono poche le donne che non riescono ad indossare indumenti stretti perchè non si sentono a proprio agio con il loro corpo e questo le porta a una sofferenza psicologica non di poco conto. Alcune donne non riescono a pedalare, a fare un passo di strada in salita, a volte diviene difficile anche un rapporto sessuale.

Le cause di questa malformazione possono essere molteplici le più comuni sono la genetica, l’invecchiamento o anche il parto naturale.

Conseguenze principali

La primissima tra le conseguenze che le donne rilevano è la poco esteticità della zona. Questo alle donne porta un disagio psicologico che a volte non è neanche di poco conto.

Ci si sente in difficoltà con il proprio fisico, non solo si vive male la scelta dell’abbigliamento da indossare, ma ci si sente a disagio anche nel vivere serenamente la propria vita sessuale. In questo caso le problematiche non sono solo a livello psicologico, un rapporto sessuale può essere causa d irritazioni a causa dello sfregamento, con conseguente dolore e lacerazioni che rendono impossibile vivere una vita di coppia normale.

Problematiche che possono verificarsi anche durante la pratica di sport specifici come ad esempio l’andare in bicicletta. In altre parole quando ci sono problematiche di questo genere tanto lo sport quanto il sesso diventano dei grandi ostacoli difficili da superare.

Intervenire naturalmente

Ci sono casi in cui la problematica può anche regredire in maniera automatica. Anche se per poter superare questo periodo è indispensabile adottare dei piccoli accorgimenti, che anche solo in maniera momentanea possano alleviare il disturbo e quindi rendere la risoluzione molto più veloce.

Si consiglia quindi, di prendersi cura della zona con degli impacchi freddi. Ovviamente è importante prestare attenzione ed evitare che il ghiaccio vada a contatto diretto con le mucose, in quando potrebbe danneggiarle.

Le stesse devono sempre essere protette da un panno pulito. Inoltre sono consigliati dei bagni caldi, soprattutto nel caso in cui si dovesse notare che la cisti del Bartolini sia ostruita, in questo modo le secrezioni verranno fluidificate.

La pratica delle lavande vaginali è da evitare in quanto potrebbe andare ad alterare la flora batterica vaginale. Inoltre è opportuno che almeno per un breve periodo si eviti l’utilizzo di indumenti intimi molto attillati che non fanno altro che aumentare la temperatura locale ed impedire il flusso di aria.

Proprio un ambiente di questo genere si rivela ideale per la proliferazione dei batteri e dei funghi che possono colpire la zona ed essere molto difficili da debellare. Da evitare sono anche i detergenti aggressivi che hanno all’interno della loro composizione profumi. 

Questo avvertimento è importante soprattutto nel caso in cui si sospetti allergia nei confronti di alcuni cosmetici e saponi piuttosto che altri. Inoltre è bene limitare l’attività sessuale, da rendere comunque, meno dolorosa, con l’utilizzo di lubrificanti.

Nel caso in cui si dovesse notare che alla base del gonfiore ci sia una patologia, allora occorrerà valutare con un esperto quella che potrebbe essere la terapia migliore. In alcuni casi si consiglia l’utilizzo di antibiotici, in particolare quando è presente un’infezione batterica, in presenza di funghi si utilizzerà una pomata antimicotica.

Per una reazione allergica, si utilizzano cortisonici e antistaminici. Circoscritti i casi in cui si ricorre alla chirurgia estetica.

Ricorso alla chirurgia

Fino a non molti anni fa, la problematica dell’ipertrofia era stato in parte sottovalutato, i riflettori su tale problematica si sono accesi solo di recente ed ecco che si è iniziato a pensate che l’intervento chirurgico fosse quello migliore per la cura definitiva della problematica. Quello che è servito è stato un approccio diretto, alla ricerca di tecniche di intervento che siano pensate in maniera specifica.

I risultati che si è stati in grado di raggiungere sono stati convincenti, e riportare la vagina alla sua fisiologia naturale è sembrato non essere difficile. Un intervento che ha una durata tra l’ora e l’ora e mezzo, che viene svolto in day hospital con l’utilizzo di anestesia locale.

A seguito dell’operazione non vi è motivo di restare in osservazione, a meno che durante l’intervento non si noti l’insorgere di problematiche che richiedono una particolare attenzione. Si tratta nello specifico di un intervento di labioplastica grazie al quale la zona viene riportata nelle sue dimensioni normali e alla sua conformazione ottimale.

Le tecniche utilizzate possono essere diverse. Vi è un approccio più classico che va a rimuovere quello che è il tessuto in eccesso. 

Una tecnica molto semplice utilizzata da ginecologi e chirurghi plastici, anche se purtroppo lascia una cicatrice piuttosto visibile nella zona in cui si è andati a rimuovere il tessuto. Una cicatrice che potrebbe arrossarsi ed essere una zona soggetta ad irritazione.

Il periodo di convalescenza potrebbe superare anche le 3 settimane. Altra tecnica, meno invasiva e sicuramente in grado di lasciare meno segni nella zona, oltre a permettere alla donna una veloce ripresa, è quella che punta a preservare l’anatomia della regione.

Quello che si pratica non è un taglio ma na riduzione locale con esportazione a V e i bordi della ferita che sono saturati in modo tale che la cicatrice sia appena visibile. Un intervento questo che risulta essere in grado di ridurre i rivolti psicologici che può avere sulla mente della donna.

I punti di satura che vengono applicati sia che ci si sottoponga a una pratica piuttosto che a un’altra si riassorbono in maniera naturale, anche se la paziente si deve comunque attenere a delle regole basilari. Il primo elemento importante è quello di avere cura dell’igiene della zona anatomica, per evitare le infezioni come le micosi e le irritazioni.

Quindi si consiglia di utilizzare un detergente intimo delicato, che venga consigliato da uno specialista, evitare biancheria sintetica ed indumenti che risultino essere troppo attillati. Meglio scegliere degli indumenti in cotone, per evitare irritazioni ed allergie.

Un buon decorso operatorio è indispensabile per la riuscita dell’intervento.

Recupero e possibili rischi

Pur essendo un intervento che non ha bisogno di lunghi ricoveri, è sempre un’operazione chirurgica e in quanto tale ha bisogno di particolari attenzioni e soprattutto di 2 settimane di riposo, evitando sforzi che potrebbero far saltare i punti. Quindi particolare attenzione per le donne che vi si sottoporranno.

Le ecchimosi tipiche di un qualunque intervento chirurgico hanno bisogno di almeno 10/15 per riassorbirsi in maniera naturale e quindi scomparire. Come accennato in precedenza, durante questa convalescenza è importante che la zona resti sempre pulita e che si eviti l’eccessivo sfregamento con i tessuti.

Quindi si consiglia di indossare biancheria e indumenti molto larghi per evitare problematiche di irritazione nella zona trattata dalla chirurgia. Lo specialista offrirà poi tutte le indicazioni del caso.

Ad esempio si consiglia di evitare l’attività sessuale per almeno 6 settimane, sempre per evitare sfregamenti fastidiosi. Quindi si consiglia anche di evitare l’attività fisica per un tempo che va dai 3 ai 4 mesi, in particolare nel caso in cui si pratichi equitazione o ciclismo. 

Si ricorda in ogni caso che nelle 2 settimane immediatamente successive alla labioplastica è del tutto normale sentire dolore o gonfiore. Inoltre può essere molto fastidioso anche il semplice urinare e in qualunque caso, si consiglia sempre di rivolgersi a uno specialista nel caso in cui la problematica sia invasiva.

In ogni caso sarà proprio il chirurgo a consigliare un trattamento antinfiammatorio con prodotti non steroidei, con paracetamolo per poter alleviare il dolore e poter svolgere le normali attività in maniera normale. Per quello che invece riguarda i possibili rischi, in effetti occorre specificare che essendo una zona del corpo particolarmente delicata è possibile che vi siano delle complicanze che possono essere: emorragie, infezioni, fenomeni allergici.

Proprio per questo motivo si consiglia sempre colloquio preventivo con il proprio chirurgo.

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